Orti in Città ovvero 25 Metri Quadri (di Terra) per Tutti
“Affermazione del diritto all’assegnazione di una porzione di terra da coltivare (max 25 metri quadri) per chi, abitando nel territorio comunale, non ne abbia altra disponibilità”.
Il sito www.acqualibera.net sapendo come sia utile e bello, soprattutto nelle città, avere spazi verdi e terreno da coltivare, promuove la campagna “25 metri quadri (di terra) per tutti” affinchè oltre a strade, case, parcheggi e capannoni si ritagli un angolo qui ed un angolo là per realizzare orti cittadini.
25 metri quadri (di terra) per una persona sono già tanti, in primavera si possono piantare ortaggi, insalata o fiori, curarli e vederli crescere, mangiarli o regalarli, rilassandosi un pò.
In alcune città italiane gli orti pubblici esistono già, spesso solo per i pensionati, in altre invece questo paesaggio non si vede più da tanti anni, tanto che chi di noi è più piccolo non potrebbe mai immaginare che sia possibile.
Come fare allora?
Acqualibera vi suggerisce di parlarne ai vostri amici e se, come è sicuro, troverete tante persone entusiaste all’idea, insieme potrete dirlo al vostro sindaco. Il modo più semplice per farlo è la petizione al sindaco di cui ogni Comune ha proprie “modalità d’uso”: per conoscerle basta consultare il suo sito internet o chiedere all’ufficio informazioni.
Altra possibilità potrebbe essere che un’associazione, con statuto registrato, si rivolga all’ufficio Patrimonio del proprio Comune per richiedere, nel caso lo stesso Comune ne avesse la disponibilità (cosa non rara), la gestione di un’area di caratteristiche adatte alla coltivazione, specificando nella vostra richiesta le motivazioni sociali dell’iniziativa.
In bocca al lupo!
Il mio orto, il tuo orto, il nostro orto
Orto sulla finestra, sul balcone, sul terrazzo.
Orti urbani, campagnoli, collettivi, sui tetti dei palazzi, nelle aree abbandonate, nelle aiuole, nei “non-luoghi” tra le intercapedini della città.
Orti tradizionali, sinergici, biologici, in permacoltura.
L’orto dei grandi e quello a misura di bambino, quello a domicilio e quello che puoi adottare a distanza…
piccola rassegna di libri in vendita da PAEA http://www.paea.it/it/orti.php
come costruire un critical garden
MANUALE DEL GIARDINO ABUSIVO
su http://criticalgarden.netsons.org/wp/?page_id=87
COLTIVARE LA CITTA’
Che cosa accomuna un immigrato del Bronx, una donna di un sobborgo di Osaka, una contadina senegalese, un panettiere della ricca Monaco di Baviera e un autista venezuelano?…scoprilo su: http://www.altreconomia.it/site/ec_articolo_dettaglio.php?intId=7
L`INSALATA ERA NELL`ORTO
Per bambini curiosi, genitori (nonni, fratelli…) volenterosi e insegnanti entusiasti un prezioso manuale che insegna passo passo la cura, la preparazione e la manutenzione di un orto. E per diventare dei perfetti ortolani in erba non serve un grande spazio: basta anche un pezzo molto piccolo di terra, o qualche vaso sul balcone: quello che non deve mancare sono l’amore e l’attenzione. E in fondo al libro, tante gustose ricette per portare in tavola il proprio raccolto!
In libreria dal: 26/02/2009
IL MIO ORTO
Un libro per diventare dei veri artisti… dell’orto, mani nella terra e testa al sole coltivare buone cose e tanta felicità.
La bellezza della varietà dei semi, i colori e le forme dei legumi, gli attrezzi necessari, il disegno dell’orto, amici e nemici, ogni stagione ha i suoi frutti, un po’ di storia e modi di dire per divertire anche chi non ama le verdure! Un libro dolce e raffinato per scoprire con bellezza le meraviglie del mondo naturale. Magnificamente illustrato! di Sonia Goldie, con le illustrazioni di Pascale Estellon. 32 pagine, 2005 € 9,90 iva inc.
Manuale di orticoltura biodinamica
Ehrenfried Pfeiffer, Erica Riese
Editore: Libreria Editrice Fiorentina
OFFERTA € 9,00 iva inc. invece di 12,00 € su:http://ecom.paea.it/prodotti/_manuale_orticoltura_bio.php
L’ISOLA che c’era
Fabrizio Bellomo, Senza Titolo, 2010. DVD PAL, durata 7′04”
http://undo.net/eventinvideo/201/
Quattro italiani su dieci
dedicano parte del tempo libero al giardinaggio e alla cura dell’orto dove raccogliere frutta, ortaggi o piante aromatiche da portare in tavola, come misura antistress, per passione, per gratificazione personale o anche solo per risparmiare. E’ quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati Istat sulle attività del tempo libero pubblicati nel 2008 che fotografano un crescente interesse per la cura del verde al pari di quanto avviene in Gran Bretagna dove il National Trust, davanti a una lista di attesa di 100mila persone, ha deciso di usare la terra delle dimore storiche per dare ai britannici la possibilita’ di coltivarsi frutta e verdura in proprio.
info su http://www.coldiretti.it/docindex/cncd/informazioni/132_09.htm
Precedente storico di questo fenomeno si trova negli anni ‘60 ad esempio a Torino che, subendo il boom economico, con la FIAT a richiamare migliaia di famiglie meridionali di cultura contadina, passa da seicentomila abitanti a circa un milione e vede il diffondersi, in pochi anni, dell’orto urbano. Un reticolo di circa 10.000 piccoli appezzamenti, per una superficie stimata (negli anni ‘80) di due milioni di metri quadrati, che garantiscono agli operai di Mirafiori non solo un reddito aggiuntivo importante, ma contribuiscono a mantenere in vita la loro cultura d’origine.
L’orto urbano è un’invenzione popolare che ha arricchito le metropoli di una nuova tipologia di verde, contenendo in sé un’intrinseca bellezza, considerato dagli studiosi un complesso fenomeno sociale sebbene estremamente funzionale, il cui dato conclusivo è senz’altro l’abilità dei contadini-operai di mettere a coltura fazzoletti di terra altrimenti inutilizzati, creando agro ecosistemi che abbelliscono la città e la rendono più vivibile e meno triste.
Queste attività, promosse dai meridionali emigrati nelle grandi metropoli industriali del Nord Italia, costituiscono un esempio anche per la FAO che con i suoi esperti ha insegnato a centinaia di famiglie che vivono nei quartieri poveri delle megalopoli sudamericane a produrre verdure per il proprio consumo in mini-orti, proprio all’interno delle loro abitazioni, usando una serie a dir poco inconsueta di contenitori: bottiglie riciclate, vecchi copertoni e vaschette di varia natura. Le tecniche impiegate si basano sulla coltivazione per substrato o idroponica (dove l’acqua sostituisce la terra), e i contenitori sono sistemati dovunque vi siano spazio e luce a sufficienza: davanzali, cortili e perfino nelle scale.
Liberamente tratto da http://www.rivistaonline.com/Rivista/ArticoliPrimoPiano.aspx?id=5113
ITALIA
Da alcuni anni l’Amministrazione comunale di Cadoneghe (Padova) offre ai cittadini che non abbiano altre opportunità, la possibilità di coltivare esclusivamente per uso familiare un piccolo appezzamento di terra. Il servizio è denominato “orti sociali“. Gli assegnatari degli orti sociali devono impegnarsi ad utilizzare tecniche di coltivazione biologica che valorizzino la fertilità del suolo con la rotazione delle colture e a non impiegare concimi chimici, ma prodotti di compostaggio
REQUISITI
-Non essere proprietari o usufruttuari o affittuari di terreni coltivabili siti nel comune di Cadoneghe o limitrofi; -Oppure essere proprietari di un terreno indisponibile come, ad esempio, il verde condominiale; -Oppure essere proprietari, comproprietari, affittuari di un piccolo terreno, in gran parte occupato da un edificio a destinazione residenziale, tale da non consentire di ricavare uno spazio sufficiente per un orto.
QUANTO COSTA La tariffa annuale è di € 30.
Precedenza a: Gli orti sociali vengono assegnati ogni tre anni. L’assegnazione avviene attraverso la compilazione di una graduatoria stilata sulla base di tutte le domande pervenute e secondo il seguente ordine di precedenza:
1. portatore di handicap (minimo 33%);
2. pensionato con pensione minima;
3. altro pensionato;
4. disoccupato;
5. cassaintegrato/casalinga;
6. extracomunitario;
7. studente.
Seguono gli altri richiedenti non appartenenti alle suddette categorie.
Vedi regolamento: http://www.cadoneghenet.it/context.jsp?ID_LINK=185&area=9
Svizzera: Oasi di verde al confine della città
Tratto dal racconto di Yvonne ZollInger pubblicato sul numero di agosto 2008 di “Per star bene” Ed. “EGK-Cassa della Salute”, www.egk.ch.er hobby
Man mano che mi avvicino ai giardini familiari vicino al Wolfgottesacker di Basilea il rumore del traffico diminuisce sempre più, fino a diventare solo un fruscio lontano quando sono all’interno dell’area occupata dai giardini. Qui prevale il cinguettio degli uccelli che vivono su cespugli, arbusti e alberi.
Finora avevo sempre visto i giardini familiari passandoci accanto, dal finestrino dell’auto o del treno. Tutti gli appezzamenti in fila, ognuno di loro con una piccola rimessa di legno o casetta da giardino. Quasi in ogni orto c’erano tutori per fagioli, una baracca riparata dalla pioggia per i pomodori. Porri e insalata crescevano perfettamente in riga. Su tutto regnava quello che per i miei gusti è il sentore di un «idillio stile nanetto da giardino», che poteva piacere, così mi pareva, solo a un piccolo borghese. Per questo motivo, la mia prima visita a un gruppo di giardini familiari fu una vera sorpresa. Per anticiparvelo subito, i nanetti, se ci sono, sono nascosti bene. Ma anche per il resto, nulla corrispondeva al cliché che mi ero fatta degli orti familiari e dei loro proprietari. Innanzitutto, il tipico proprietario del giardino familiare non esiste. Le circa 60 000 famiglie e single che in Svizzera coltivano un orto urbano provengono da tutte le culture e classi sociali. E anche l’età è molto varia. Per l’organizzazione degli appezzamenti esistono regole ben precise che vengono controllate periodicamente. Alla base ci sono gli statuti con gli ordinamenti per costruzioni e giardini. La maggior parte dei giardini familiari sono organizzati in associazioni, circa la metà delle quali ha a sua volta aderito alla Federazione svizzera dei giardini familiari.
Girovagando, là la parcella di un’anziana signora, qui quella di una giovane donna, che si occupa di giardinaggio per la prima volta. Da questa parte una piccola oasi, curata meticolosamente. Vicino un giardino selvatico, dove le piante si arrampicano e crescono secondo natura.
Naturalmente anche qui niente funziona senza regole. Chi lascia che i propri viticci invadano il giardino del vicino se necessario viene richiamato ai propri doveri di giardiniere con una lettera cortese.
La città prescrive che negli orti familiari si attuino solo metodi biologici: si concima con compost, si combattono i parassiti solo con prodotti naturali, come ad esempio l’acqua saponata e si tratta la terra con concime organico. Molti dei giardinieri per hobby sulla
Jahnstrasse sono fedeli alle loro parcelle da decenni. «A volte non si può continuare per questioni d’età», afferma una simpatica signora accanto alla sua siepe di iris. Ma proprio per le persone anziane il giardino è un forte stimolo per uscire all’aria aperta ed essere attivi.
Spesso per le parcelle ci sono liste di attesa. Se un affittuario restituisce un giardino per motivi di età o altro tocca al prossimo della lista, se ne ha ancora intenzione. Quando viene riassegnata una parcella il vecchio e il nuovo affittuario si accordano sul prezzo della casetta da giardino ed eventualmente dell’inventario.
Nel giardino familiare St. Georgen-Jahnstrasse le spese annuali sono di 125 Franchi per area. Anche negli altri giardini della città di San Gallo l’affitto è modesto e quindi accessibile anche per famiglie con reddito basso.
Non è che coltivando la verdura si risparmi davvero, su questo concordano tutti i giardinieri per hobby. Ma in compenso ci sono altri punti a favore. Si sa da dove provengono i prodotti, come sonostati trattati e curati. E per quel che riguarda la freschezza, l’opinione unanime è che non ci sia niente di comparabile a un’insalata croccante del proprio orto.
«L’orto familiare è sano comunque», mi dice un giardiniere per hobby. Sia perché ci si dedica a un lavoro fisico praticato all’aria aperta, che diverte, sia perché si porta in tavola alla propria famiglia il prodotto di questo lavoro. E qualcun altro aggiunge, pieno di entusiasmo: «Il giardino è la culla della salute.»
Informazioni sui giardini familiari www.familiengaertner.ch, :cliccando sul link «Regionen/Vereine» (Regioni/Associazioni) trovate tutte le associazioni svizzere di giardini familiari collegate alla federazione.
Breve storia della terra pubblica
Il possedimento comunitario delle terre “communia o communalia” nasce in Occidente al tempo dei romani con l’affidamento di terreni in regime di colonia ai componenti di una determinata collettività.
Alla fine del MedioEvo e poi con l’età dei comuni, il controllo della gestione dei beni e delle terre comuni, fino ad allora amministrate su base vicinale, viene via via concentrato nelle mani delle amministrazioni, fino a diventare uno dei parametri attraverso cui ricostruire i contenuti della politica municipale: essi, infatti, costituendo un’importante voce del budget municipale, furono frequentemente al centro degli scontri tra Popolo e milites, che ambivano ad assicurarsene i proventi. Questa gestione della proprietà collettiva continuò fino al settecento, quando cominciò a essere data in gestione, dietro pagamento di un canone (uso civico) alla borghesia commerciale ed alla parte più dinamica della classe feudale, che vedeva nella gestione comunitaria un limite allo sfruttamento della terra in forma più organizzata. Non riuscendo nei fatti ad ottenere risultati migliori dal punto di vista della resa agricola.
Alla fine dell’800 la crescita e la paura della dottrina marxista diedero il colpo finale a questa forma di proprietà della terra, arrivando in Italia, nel 1927, all’approvazione di una legge che metteva il liquidazione la proprietà collettiva “privatizzandola”. Rimasero gli “usi civici” legati al demanio civico o delle terre che pur divenendo di proprietà privata continuavano a riconoscere forme di usufrutto per la comunità.
GALLERIA FOTOGRAFICA
Bayreuth:http://www.gaerten-der-begegnung.de/bilder.html
Berlin-Friedrichshain: http://www.rosarose-garten.net/it/fotografie
Berlin-Kreuzberg: http://www.stiftung-interkultur.de/index.htm
Hamburg-Wilhemsburg:http://www.stiftung-interkultur.de/index.htm
Islington London: http://www.culpeper.org.uk/help.cfm
Toronto: http://www.evergreen.ca/en/lg/oc_signs.html#2
New York: http://www.eastnewyorkfarms.org/
Bergamo http://oltreilgiardino.wordpress.com/
Il progetto di “Orto ligure”
La sede genovese di ISF (Ingegneria Senza Frontiere) da pochi mesi ha intrapreso un percorso formativo e progettuale avendointenzione di partecipare al bando sugli “orti urbani” istituito dal Comune di Genova, che a suavolta ha aderito all’iniziativa nazionale “orti urbani: l’arte del coltivare dentro le città” promosso dall’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e da Italia Nostra. L’iniziativa si propone di utilizzare piccoli appezzamenti di terreno residuali ricavati in aree urbane di proprietà del Comune la cui coltivazione, a fronte di una modica cifra di canone, viene data in gestione a soggetti pubblici e privati per la produzione di ortaggi e prodotti agricoli in genere per uso domestico.
L’amministrazione comunale che intende aderire alla proposta deve preliminarmente individuare all’interno del proprio territorio le aree da destinare all’attività ortiva, eseguendo una precisa mappatura. Dopo di che deve predisporre un bando indicando le finalità, le regole, i criteri per l’assegnazione ai beneficiari, la durata e il canone di concessione; il Comune ha infine il dovere di definire con particolare cura i requisiti dei beneficiari, che possono essere cittadini singoli (specialmente pensionati e portatori di handicap) od organizzati, associazioni, consorzi e cooperative.
ISF-Genova ha voluto quindi occuparsi di questa iniziativa volendo inserirsi fra i beneficiari al fine di proporre al Comune un progetto conforme alle linee guida e agli obbiettivi del bando. Con l’intento di creare una sinergia di competenze in grado di portare a termine il progetto, la sede genovese di ISF ha trovato una preziosa collaborazione con il Consorzio della “Quarantina” (www.quarantina.it), una realtà composta da piccoli produttori agricoli che promuovono la tutela della Patata Quarantina, una specie di tubero tipica dell’entroterra genovese.
E’ nato così il progetto di “orto ligure”, ovvero un orto pilota che ha lo scopo di porsi come esempio di una maniera alternativa di concepire l’alimentazione, di impiegare il tempo libero e di contribuire al recupero e alla tutela della realtà in cui viviamo oltre a contribuire alla nascita di una rete sociale che coinvolga le fasce più deboli della società.
ISF e il Consorzio si sono divisi i ruoli in funzione delle conoscenze e delle competenze di entrambe. E’ per questo che il ruolo di ISF-Genova studierà la posizione, l’esposizione e le dimensioni curando il compostaggio, la raccolta di acqua piovana per l’irrigazione, un sistema di irrigazione, il recupero architettonico e urbanistico dei peculiari tratti territoriali identificativi del luogo, come ad esempio gli antichi terrazzamenti – le cosiddette “fasce”, tipiche della Liguria.
Il Consorzio della Quarantina si occupa della progettazione “botanica” dell’orto e della fornitura e della diffusione delle sementi. Con il fine di fornire una distribuzione dei semi autoprodotti ai futuri utilizzatori degli orti, si vuole creare una prima “banca del seme ligure” in continuità con il progetto sulla “tracciabilità dei prodotti seminati”.
Michele Traverso Tardy (ISF-Genova). Il testo integrale:articolo_decrescita_orti_urbani-isf-gevova.pdf
Nel sito è possibile trovare la mappa degli orti di Roma, circa 70 i spazi verdi condivisi , fra giardini, orti e ‘giardini spot’ ad opera di cittadini e associazioni che in prima persona ne curano la realizzazione e/o gestione; a cui si aggiungono oltre 60 siti di orti spontanei individuali. Nella mappa sono segnalate anche alcune significative esperienze riguardanti le fattorie urbane, le case della partecipazione ed altre forme di gestione di aree verdi come i punti verdi qualità e le aree gestite da associazioni consolidate. Nel sito è possibile trovare anche una guida pratica per i cittadini che intendono avviare un giardino e un orto condiviso. Vi è inoltre la possibilità di segnalare le proprie disponibilità a coltivare o mettere a disposizione un terreno e quella di accedere a molte altre risorse.
La mappa è in continuo aggiornamento. Segnalate novità e revisioni:
zappataromana@gmail.com
www.zappataromana.net
https://www.facebook.com/#!/zappataromana
1000 orti in Africa
Il progetto della rete mondiale di Slow Food punta a mettere un importante tassello su una delle più grandi sfide del futuro: il raggiungimento della completa sovranità alimentare. 1000 orti in Africa verranno creati nelle scuole, nelle comunità locali, sia in ambiente urbano che rurale. Gli apparati locali di Slow Food sosterranno lo sviluppo del progetto, soprattutto in quei Paesi dove l’associazione è particolarmente attiva come in Kenya, Uganda, Costa d’Avorio, Mali, Marocco, Etiopia, Senegal e Tanzania. Negli orti si utilizzeranno metodi sostenibili di coltivazione (compost, sostanze naturali per il controllo di malattie e parassiti, uso responsabile delle risorse idriche) e includeranno alberi da frutta, erbe mediche, ortaggi, con priorità alle varietà locali. Info: ortiafrica@terramadre.org
Zucche, Zucchine e Zucconi
Da cinque mesi vivevo nella mia nuova casa in città ed ero molto fortunato perchè disponevo, in coabitazione con un albero dalle foglie dondolanti, dell’uso di circa tre metri quadri di terra: vi avevo piantato 2 piante di zucchine, 5 di melanzane, 4 di pomodori, una di terribili peperoncini e una zucca.
Verso la fine maggio, quando quasi tutti i semi di zucchina che avevo messo a dimora erano germogliati diventando piantine, non avendo altra terra a disposizione, mi misi a cercare, lungo le strade che percorro abitualmente, un posto sulla terra pubblica, lontano dalla polvere del traffico, dove potessero crescere.
Le misi quasi tutte lungo la salita per Mesiano (la collina dove sorge la Facoltà d’Ingegneria) e tutte scomparvero mangiate dalle lumache che abbondavano in quei giorni piovosi.
L’ultima piantina la misi nel posto migliore: un’aiuola sotto il convento dei frati in cima a via Grazioli: 50 centimetri quadri tutti per lei, il resto occupato da una magnifica siepe di lavanda.
I primi due zucchini son vissuti rachitici per qualche giorno a metà luglio poi solo fiori, sbirciate furtive e tanta speranza ogni volta che passavo da lì.
Tornato a Trento alla fine agosto la ritrovai, viva di verde vivo, con tre zucchinotti grandi come tre dita. Il tempo di fargli una foto e nei giorni successivi, durante dei lavori di manutenzione dell’aiuola, fu tolta per far posto a dei fiori…è un terreno pubblico zuccone!
E allora? Credo che sia ora di pretendere il rispetto di un diritto inalienabile, un minimo garantito: 25 metri quadri (di terra) per tutti, zucchini e zucconi!
Canova: gli orti di Trento
Nella periferia nord di Trento è presente un’area di circa venti ettari dove nei prossimi anni verrà costruito un nuovo quartiere. La zona, storicamente agricola con terreni fertili e una ricca falda acquifera superficiale, è stata destinata negli anni scorsi a nuova area di espansione abitativa dal Comune di Trento, a condizione che, in cambio dell’edificabilità e dei relativi oneri di urbanizzazione, metà della superficie complessiva venisse ceduta dai proprietari alla comunità.
L’architetto Busquet, incaricato di disegnarne l’aspetto futuro, la immaginò come un’alternanza di fasce costruite e corridoi verdi a destinazione agricola.
Su queste aree è stata poi elaborata una proposta progettuale (seconda classificata al concorso di architettura “Trento: ieri, oggi e domani”) rappresentata nelle due tavole sotto.
Nuova caserma militare a Mattarello (TN)
Una conseguenza positiva della bufera, in corso nei mercati finanziari in questi giorni, potrebbe essere che metta un po’ di incertezza sulle prospettive speculative delle società immobiliari e faccia riflettere anche solo per un attimo le amministrazioni pubbliche sempre dipendenti dai guadagni legati agli oneri di urbanizzazione e soggette alle proposte allettanti che gli vengono fatte, magari per progetti “sostenibili”, dalle imprese che operano nel settore delle costruzioni e delle opere civili in genere.
Quale potrebbe essere una destinazione, utile per il maggior numero di persone, dei 26 ettari di terreno a sud di Trento che, per essere resi “usufruibili”, verranno ricoperti da uno strato di un metro e mezzo/due di materiale di scarto (insieme agli edifici circa un milione di metri cubi che verranno portati da centomila viaggi di camion e nessuna valutazione d’impatto ambientale necessaria perchè sito militare)?
La dimensione media di un orto degli anziani è intorno ai 25 metri quadri che con sentiero per raggiungerlo, capanno comune in cui riporre gli attrezzi e lasciando perdere i parcheggi possono arrivare al max a 30 metri quadri per ciascuno.
Un pezzo di Terra grande 25 metri quadri, sotto il sole, quanto cibo ci può fornire? E qui si possono fare tante stime differenti quanti differenti sono i nostri gusti; ad esempio se ci metto 40 piante di pomodoro, 50 piantine di insalata, 5 piante di zucchina, 6 di melanzana, 3 di peperone, 4 di cetrioli, 16 porri e infine 10 di cavolo da maggio a settembre cosa raccolgo?
Dai 26 ettari che a Mattarello verranno occupati dalla costruzione di una nuova caserma si potrebbero ricavare 8666 lotti che darebbero cibo e felicità almeno a ventimila persone. Se vi sembran pochi altri mille troverebbero posto a Canova di Gardolo, sui circa 4 ettari che, fatta la scuola, rimarranno al Comune con destinazione agricola (secondo il piano di Busquet).
Per riconoscerne il valore economico bisogna fare qualche conto, per sapere quanto migliorerebbe il nostro benessere bisognerebbe provare.
Ci basta una capanna
per vivere e morir
ci basta un po’ di terra
per vivere e morir
Chiediamo un paio di scarpe
le calze e un po’ di pan
a queste condizioni
crederemo nel doman..
a queste condizioni
crederemo nel doman..
musica di Alessandro Cicognini dal film “Miracolo a Milano”, 1951, di Vittorio de Sica
http://www.youtube.com/watch?v=iFTOf2YBVAU






